SCALFAREIDE #32, DI ROCCO ALBANESE

Scalfareide_Albanese
Non si vedono da tempo, e dunque per questo saluto sulla spiaggia il loro incontro si nutre di ascolto e silenzio. Il battito cardiaco del mare e il fruscìo delle onde delle pietroline. L’urlo di qualche sparuto gabbiano, il sole che asciuga l’umidità e le ridondanze.
Qualche parola, anche. Sono lontani e di spalle sul bagnasciuga. S’intende qualche parola, appunto.

Signora: “(…) novant’anni, certo; però neanche una parola sul lavoro, sui provvedimenti di Renzi e Poletti: che sono i più ferocemente di destra assunti negli ultimi anni (…)”

Roccuccio: “(…) che poi, la mancanza di qualsiasi progetto organico è così evidente che ci si affida a Renzie come al Messia. Voglio dire, questo è uno dei governi più a destra di sempre nella storia repubblicana: ma nessuno discute del merito delle loro scelte politiche (…)”

S.: “Scalfari addirittura immagina che un “nuovo Renzi” possa rappresentare l’Alternativa a Renzi. Siamo alla tragicommedia. E voi?

R.: “Noi siamo agli ultimi venti giorni di campagna elettorale. Tante difficoltà, ma ci proviamo sia in Europa, sia con Alessandra, sia con Claudio. (…)”

Ricordi l’odore della salsedine? Che meraviglia…

R.: “(…) Interregno, diceva Gramsci. Un mondo e un ordine sono completamente finiti, e ne abbiamo piena consapevolezza. Ma un nuovo mondo e un nuovo ordine sono di là da venire, ci vorranno anni e nessuno li immagina. Noi almeno proviamo a costruire una direzione, ma la repressione del dissenso è enorme. Pilota automatico, pensiero unico, o-me-o-il-diluvio (…)”

S.: “(…) ciò che più mi inquieta è il Disincanto Profondo di chi oggi, a venticinque anni come te, pesta il mondo. Hai mai chiesto ad una persona NEETse sta bene? Temo che non ci sarebbe risposta.

Guardano entrambi il mare. Là dove finisce lo Stretto, accogliente e magnifico e insieme claustrofobico, comincia il mare aperto.

Rocco Albanese

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Comments
One Response to “SCALFAREIDE #32, DI ROCCO ALBANESE”
  1. nlabate ha detto:

    Ho dato appuntamento alla signora nell’agorà di Pentidattilo, perché avevo voglia di questo posto, e perché volevo mostrare questo posto dell’anima: questo è il luogo della verità disparente, è un luogo dove ti senti vicino a qualcosa che tuttavia è perduto per sempre, un po’ come nonnacarmela. Signora mi ha preceduto, sorprendentemente con un passaggio di nucciolabate (andava lì, per caso per smaltire l’incazzatura della partita del venerdì).
    Ciao signora, hai visto che incanto?
    Ciao roccuccio, il posto ideale per una birra, non me ne avevi mai parlato, è qui che sentite forte la grecia.
    Si, è qui l’altrove dove ci sentiamo a casa, (cfr. attilio 1 maggio), veniamo fra queste casette, e questi papaveri, a ritrovare un po’ di comunità, poco importa se fatta di fantasmi e di teoremi pitagorici, qui sentiamo vicina l’idea, anche se ci aiutiamo molto col vino.
    – hai visto tsipras ha finalmente battuto un colpo.
    – ? (rocco è inaspettatamente in disarmo).
    La signora bacchiddu, che splendida foto, ha trovato un’idea, laddove nessuno ci avrebbe pensato, il proprio corpo, in bikini. Cosa può dire ancora un corpo e ancora più in bikini, eppure credo sia riuscita ad evocare qualcosa che si pensava decisamente ucciso dall’estetica nichilista del prontuario delle olgettine. Forse il mare, forse le piante sognanti dei piedi. Fa pensare alle cose buone di una volta, quando un ragazzo della riviera ligure, poteva partire con la 5oo (che costava, allora, tre stipendi, sempre del padre), e conquistare in costa azzurra perfino brigitte bardot, suonando la chitarra… è stata molto criticata, ed invece è una foto sorprendente perché ti guarda (anche il tema dello sguardo è un po’ retrò).

    Signora, ti vedo assai strana, non so se mi rimproveri, o mi stai semplicemente canzonando.
    No, è soltanto questo posto, che sprigiona nostalgia per le cose ormai accadute ed anche per quelle che non accadranno mai: i sogni in italia non si realizzano, non perché sono difficili, ma perché gli italiani detestano i sogni, mentre amano tantissimo i cori da stadio (e cantano siamo incazzati neri e vogliamo qualcuno, abbastanza carogna, che ci prenda in cura, e ci protegga e ci faccia esistere finalmente,
    al riparo anche da noi stessi, Jenni facci un comando e noi lo facciamo, che siamo tanto arrabbiati, e nessuno ci pensa e la colpa è degli altri che non siamo noi.

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