Pompei, di Rocco Albanese

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La Signora della Scala se ne sta su di un muricciolo a secco ad incontrare la primavera. Come la lucertola, anche la Signora della Scala – benché manichina senz’arti – apprezza profondamente il calore rinnovato del sole.
E si intuisce la futura infiorescenza, innumerevole e leggera, del papavero. Si potrebbe essere ad Archi, od in una delle tante distese del Salento.
Le erbacce cominciano a germogliare: creano fastidio nei contadini e verità nei campi.
Muri a secco. Sarà stato un pensiero analogico.
Ma tant’è. Tra sé e sé pensa la Signora: “Crolla senza colpa: crolla Pompei. Sanguinano piante e pietre, sanguina il mondo e l’uomo avanza – grosso sicuro contento – nel suo suicidio lento. Crolla Pompei: ce ne arriva espansa, terrorizzante l’Eco. La rabbia muove l’impulso e il pianto.”
La giornata continua, ma d’una luce diversa.
Rocco Albanese
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Comments
One Response to “Pompei, di Rocco Albanese”
  1. linda ha detto:

    Sarà perché Scalfari inizia ad osteggiare Matteo che Roccuccio non ci lascia la sua scalfareide settimanale?

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