Scalfareide #26, di Rocco Albanese

Scalfareide_Albanese

Nelle ultime due settimane il tempo s’è fatto denso e caotico, vi si sono raggrumati eventi: son venute alla luce punte d’iceberg, si son manifestati con violenza processi che scorrono nel profondo della vita collettiva.
Sarà per questo motivo che la Signora della Scala, dopo aver saltato un appuntamento domenicale, mi aspetta per la colazione a Torino. Soprattutto negli ultimi giorni, qui si è visto di tutto: dalla rabbia inquietante dei forconi alla repressione insensata di una manifestazione per chiedere le dimissioni di Cota.
Entro in un baretto all’apparenza anonimo di Corso Regina Margherita, quasi sul Po, che la brina spessa della notte sta finendo di squagliarsi. Trovo la Signora e siedo al suo tavolo sorridendo.
“Dicono il caffè sia molto buono qui, sai Roccuccio? Ne ho ordinato uno anche per te; ma che è successo ieri?”
“Niente di che, Signora cara. Le forze dell’ordine hanno deciso, senza che fosse partito un ordine, di caricare i manifestanti. Era giusto, in quella situazione, fare cuscinetto e provare a riportare a calma.”
“Capisco. Son tempi inquietanti, d’altra parte.”
“Ci puoi giurare, Signora. Scalfari che ne pensa?”
“Guarda Roccuccio, lasciamo perdere. L’Angelus di oggi è una grande testimonianza del fascismo di Scalfari. Ancora una volta, se qualcuno espone in modo autorevole opinioni scomode viene attaccato in modo sguaiato, violento, quasi intimidatorio.”
“Addirittura? E chi sarebbe la vittima?”
“Nientemeno che Barbara Spinelli. Dopo un attacco durissimo, l’editoriale si chiude dicendo voglio solo pensare il meglio di te a cominciare dal fatto che sei la figlia di Altiero Spinelli. Ricordalo sempre anche tu e sarà il tuo maggior bene.”
“Che c’entra essere la figlia di qualcuno?”
“Non c’entra nulla, infatti. Si chiama fascismo, Roccuccio. E tutto questo perché la Spinelli ha una posizione critica verso Napolitano. A proposito, hai letto di quel libro che è uscito sui panni sporchi della sinistra?”
“Sì, Signora, ci ho dato uno sguardo. Ma comunque ormai ne sono convinto: Napolitano sarà ricordato come il peggior Presidente della Repubblica della storia italiana. In concreto, è l’uomo che per garantire la stabilità del neoliberismo, dell’austerità e delle larghe intese, sta oggettivamente rischiando di precipitare l’Italia in una deriva prefascista. Come hanno detto i media americani, questa è la stabilità del cimitero.”
La Signora mi mostra un sorriso amaro: “Non per Scalfari, Roccuccio. L’Angelus afferma convinto che la recessione è finita. Salvo ammettere per inciso che il lavoro ed i consumi interni sono ancora al palo, la recessione è finita. L’aumento di quasi venti punti percentuali del debito pubblico, i tagli e le privatizzazioni, la macelleria sociale che ha distrutto quel poco di coesione sociale che restava nel Paese: queste cose non sfiorano neanche Scalfari, con la sua comoda visuale dalla torre d’avorio.”
“Sembra incredibile, Signora. Ad affermare che la recessione è finita potrebbero essere solo un fesso, un fondamentalista oppure uno in mala fede. Chissà a quale categoria appartiene Scalfari.”
“Secondo me a quella dei fondamentalisti. A proposito di stabilità, oggi dice tra le altre cose che la parola stabilità è preliminare, solo se si è stabili si fa, se non si è stabili si cade per terra.”
“Considerando le macerie cui hai accennato prima, questa affermazione mi pare priva di ogni senso. In ogni caso: l’Angelus parla del nuovo PD? E dei forconi?”
“Certo che parla del PD. Renzi con il suo modo di fare politica è un mistero per molti. Anche Scalfari mantiene una certa distanza, salvo rimproverare il neo-segretario per difendere la sacralità delle larghe intese.”
“E tu, Signora, che ne pensi?”
“Penso che negli ultimi anni la politica dei partiti, di questi partiti, purtroppo somiglia sempre più ad una soap opera scadente. Ogni tanto, per mantenere desta l’attenzione, serve un nuovo personaggio in scena. Ma se poi la solfa continua sempre uguale, sempre più distante dalla realtà, gli spettatori possono anche stancarsi: ed a quel punto può essere difficile prevedere le reazioni, governarle democraticamente.”
Silenzio pensieroso. Bevo un sorso di caffè: “Ti riferisci a questo movimento dei forconi.”
“Sì Roccuccio. Scalfari liquida le proteste in modo abbastanza superficiale, mettendo genericamente in guardia da neofascisti e populismi. A me questa lettura sembra ridicola.”
“Perché?”. “Primo: perché è inutile mettere in guardia contro populismi, neofascismi ed intimidazioni mafiose, quando le tue condotte politiche ed istituzionali sono corresponsabili da almeno tre anni della gestazione e della crescita di queste degenerazioni.”
“Un po’ forte come affermazione, Signora. Secondo?”
“Secondo: perché nelle proteste della settimana appena trascorsa si è vista una rabbia scomposta. La rabbia delle periferie: le periferie umane e quelle geografiche, che più di tutti subiscono la crisi e sono devastate dalla precarietà, dalla solitudine, dalla negazione della possibilità di pensare il futuro.”
“Hai ragione, mi è capitato di incrociare le proteste e ho provato sensazioni simili. Dalla dispersione urbana e da quella umana può svilupparsi di tutto.”
Ho terminato il caffè e pagato, faccio per salutare ma la Signora mi trattiene ancora: “Bada, Roccuccio. Se le periferie sfogano in questo modo indistinto ed inquietante una sacrosanta rabbia sociale, anche la tua sinistra è corresponsabile. Avete abbandonato la realtà, sommersi dalla spocchia, da tattiche ridicole che riguardano solo organizzazioni sempre più minuscole ed autoreferenziali. O Raccogliete fino in fondo la sfida che vi è stata lanciata questa settimana, oppure credo che per l’Italia e l’Europa saranno dolori.”
Come darle torto?

Rocco Albanese

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