Scalfareide #2, di Rocco Albanese

Scalfareide_Albanese

Avete presente quel baretto al porto di Genova? Quel baretto che non ha deciso definitivamente della propria natura, dell’essere più squallido o più pacchiano?
Ecco, la Signora mi attende là: legge e guarda i caroselli pazzi dei gabbiani di porto, eccitati da nuvole che arrivano portando pioggia.
D’altra parte, del fatto che i temporali investano anche i porti, nessuno se ne dovrebbe davvero stupire. Perfino i porti non sono definitivamente sicuri.

“Cosa racconta l’Angelus oggi, cara Dama?”
“Bisogna stare attenti all’uso che si fa del modo indicativo”, risponde la Signora: “l’indicativo può essere testimone di un modo vanitoso e violento di esprimere le proprie idee; che in effetti, non più idee sono, ma Verità da non scalfire.”

Ecco perché la Signora non si mostra stupita, nel leggere che Scalfari parla di Riforme [la nostra nota parolina magica…] di politica economica indicate come fossero ricette mediche. “Ma, di grazia, a cosa servono queste riforme? Per quali indirizzi dell’economia e per quali settori e produzioni? Abbassiamo il cuneo fiscale per creare occupazione nell’industria delle armi? Rilanciamo i consumi di ogni sorta di feticcio in grado di annientare la Nudità della vita?”

La Signora è pretenziosa, quasi un po’ pignola. Scalfari invece ne ha viste e vissute tante: sa che “il cittadino italiano, come quello di qualunque altro Paese, non ha né il tempo né il modo di seguire questo complesso di obiettivi che costituiscono un ingranaggio intricato e delicato che dev’essere affrontato nei modi e nei tempi appropriati.”
Mi dice la Signora, “questo sì che è paternalismo”. Non posso che essere d’accordo.

E poi. “Si discetta di architettura dello Stato ed ingegneria costituzionale come se si parlasse delle prestazioni di Balotelli dal barbiere: tutti sentenziosi e saccenti, tutti commissari tecnici e padri costituenti.”
E però, dico alla Signora bevendo gli ultimi sorsi di caffè macchiato, “il Governo Letta ci guiderà fuori dall’emergenza, non possiamo spaccare-i-capelli-in-quattro senza dimostrare la nostra maturità.”
La Signora della Scala sorride, cadono le prime gocce di pioggia. “Dire che il Governo è in carica per ri-fare la Costituzione senza dibattito pubblico ed in modo paternalistico, e fino a quando l’economia non sarà risanata; è tecnicamente una grande prova di arrampicata sugli specchi.”
Resta poi parecchia perplessità, nella Signora e nel mio sguardo dubbioso e concorde, sul modo in cui Scalfari richiede che “la società civile a sua volta dimostri di non essere succube della demagogia, del populismo e delle velleità utopiche.”
Chi può mai dare la patente di responsabilità e quella di populismo? Le mobilitazioni di studenti, precari, lavoratori, cittadini, in tutta Europa e soprattutto nei Paesi Porci; i referendum del 2011 in Italia e le “primavere dei sindaci”; l’ascesa inquietante del Comico genovese e l’astensione che trionfa proprio quando la fiducia in partiti e istituzioni è azzerata: si tratta di demagogia, o forse di campanelli di allarme che sono repressi invece d’essere ascoltati?
“Non ti curar di lor – dice la Signora -: dopo la formazione del Governo, i giorni dell’elezione del Capo dello Stato, la vicenda del referendum di Bologna sul finanziamento delle scuole dell’infanzia… Non badare alle supercazzole; parla con le Persone, frequenta luoghi con aria buona come La Costituente dei Beni Comuni.”
Accolgo i consigli della Signora della Scala e ci salutiamo. Non ho l’ombrello e piove: e la Si-curezza s’è capito non è attributo dei tempi che ci tocca di vivere.

Rocco Albanese

Post Scriptum. Se vogliamo essere cittadini europei dobbiamo partire dalle piccole cose: e allora, è bene sapere che a Strasburgo c’è la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, mentre la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, citata da Scalfari, ha sede a Lussemburgo.
Post scriptum-bis. Genova stamattina suonava così.

 

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Comments
One Response to “Scalfareide #2, di Rocco Albanese”
  1. nlabate ha detto:

    leggo scalfari,tutte le domeniche,e per tanto tempo mi ha colpito la sua forza di ragionamento,
    la capacita’ di trovare un filo di civiltà’ possibile, negli accadimenti, spesso convulsi e contraddittori, del nostro paese.
    tutto questo per me era un esercizio di ancoraggio.
    dopo le ultime vicende politiche: rielezione di napolitano e governo delle larghe intese,
    mi sono convinto (perdendo l’ancoraggio) che il direttore è fortemente hegeliano:
    tutto ciò che è reale è razionale, (anche le larghe intese ed il presidenzialismo), e
    rischia di confondere lo stato (etico) con lo stato (di cose), le cose come sono.
    la costituzione dei beni comuni può essere un progetto per la tua generazione:
    noi forse dobbiamo finalmente ammettere di aver perso,
    anche se possiamo continuare a parlare con le persone e frequentare luoghi con
    l’aria buona.

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